"Esprimiamo soddisfazione perché, nonostante la soppressione dell'Eti a seguito del decreto 78 del maggio scorso, il teatro della Pergola anche quest'anno può esprimere un cartellone di grande qualità". Lo hanno detto il presidente della commissione cultura Leonardo Bieber e il consigliere del Quartiere 1 Niccolò Torrini (che ha presentato un ordine del giorno approvato all'unanimità dal Consiglio di Quartiere), entrambi Pd, a margine della presentazione della stagione di prosa 2010-2011 del teatro della Pergola. "L'auspicio – hanno aggiunto Bieber e Torrini – è che anche la programmazione delle prossime stagioni possa essere all'altezza di un'istituzione come la Pergola e che si concretizzi il processo di riorganizzazione per una nuova gestione che vedrà il contributo fondamentale delle istituzioni pubbliche e dell'Ente Cassa di Risparmio".
Alla conclusione di un intenso ed entusiasmante anno per l'Amministrazione fiorentina, mi sarei aspettato tutto tranne che dover affrontare, dopo la nuova sfida dei "Cento luoghi" e dell'approfondimento sul piano strutturale, tre settimane di vero e proprio squallore politico. Possono esserci mosse critiche e rimproveri, ma non quello di non svolgere il nostro impegno politico ed istituzionale con criteri innovativi e con la voglia e la passione per dare nuovo respiro e nuova credibilità alla politica. Invece, inaspettatamente, ci siamo scontrati con una realtà che pensavamo, perlomeno a Firenze, non esistesse più. Una realtà del fare politica vecchia, stantia, muffita che fa del trasformismo immorale e della promessa il proprio cavallo di battaglia. Il problema non è, dunque, perdere un consigliere comunale (che in conferenza stampa non ha fatto riferimento a veri problemi politici, ma solo e tardivamente in un quotidiano locale ha denunciato l'eccessiva democraticità e scambio di idee nel gruppo [che a me paiono valori e non certo limiti dell'azione politica]), ma accorgersi che - nell'ombra - un nostro alleato chiama, tenta di sedurre e occhieggia ai nostri consiglieri, peraltro con scopi difficili da comprendere: per una poltrona? Per un assessore? Per condizionare il nostro governo cittadino? In questo quadro, una parola deve essere spesa nei riguardi del Consigliere Pierguidi in modo da sgombrare ogni dubbio circa il suo comportamento. Avvicinato dal nostro "presunto" alleato ha avuto cura di informare preventivamente sia me, in qualità di capogruppo, che il Sindaco di ciò che stava accadendo e, dopo l'incontro con Di Pietro, ci ha raccontato ciò che era accaduto. Vi assicuro che la vicenda è assolutamente demoralizzante. Comunque non ci fermeremo qui, andremo avanti con le nostre idee per dare dignità alla politica fiorentina e nazionale, convinti più di prima del suo insostituibile valore assoluto.
Caro Giovanni, Mi ero ripromesso di non entrare nel merito della tua scelta di aderire all'IDV ma oggi leggendo la tua intervista al Corriere mi sento il dovere di dire qualcosa anche e soprattutto perché pensavo di poter contare sulla tua presenza per rafforzare il profilo riformista della nostra azione all'interno del gruppo e del partito. Se queste erano le tue intenzione, come affermi nell'intervista, non puoi dire che all'interno del PD c'è un problema relativo alla capacità di sviluppare un'azione riformatrice e poi aderire all'Italia Dei Valori che a me sembra uno dei più grossi ostacoli che ha il Partito Democratico e tutti i moderati nello sviluppare una azione riformatrice che permetta al centrosinistra di conquistare la maggioranza degli elettori. Faresti meglio a chiamare le cose con il loro vero nome, la storia dell'ulivo e dei passati tentativi sviluppati intorno a Prodi non c'entra niente con la rozzezza del pensiero di Di Pietro, con il quale immagino ti sia confrontato prima di aderire all'IDV. Diciamo che hai colto un'occasione sperando di accrescere la tua visibilità e il tuo peso personale. Non è reato ed ognuno la giudica come crede ma non raccontare la storiella delle mozioni e quant'altro perché avendo partecipato alle discussioni, che democraticamente si sono sviluppate all'interno del gruppo, mi sembra semplicemente ridicolo che tu dopo un anno dalle elezione abbia lasciato il partito democratico adducendo queste motivazioni. Semmai, prova almeno una volta a fare autocritica e renditi conto dei modi e dell'atteggiamento che hai sempre tenuto nel promuovere le tue idee. Un cordiale saluto. Andrea Borselli. Firenze, 4 agosto 2010
Caro Giovanni, "Non sono rimasta affatto sorpresa della tua decisione, perche' era evidente che tu ci stessi puntando abbastanza. La cosa che mi amareggia e' che e' altrettanto evidente che il gruppo – nella tua testa e in quella di molti – ancora non esiste. Non esiste l'idea di collegialita', di discussione e di condivisione, e prova ne sono le tue dichiarazioni alla stampa, in cui ti sei molto lamentato che le tue iniziative non passassero. Come se in qualche modo non potesse essere previsto un rimodellare l'azione politica in modo da mediare fra posizioni anche diverse. Sai quale e' la mia posizione rispetto a iniziative – anche tue – che sono partite senza che ne sapessimo nulla: l'ho detta piu' volte, fino alla ( mia, per lo meno) nausea. Io ce l'ho parecchio presente il valore del gruppo, che considero un arricchimento e non una briglia, anche quando mi costringe a mordere il freno. E rispetto a questa tua ultima iniziativa, pur rispettabilissima, mi colpisce il fatto che non hai mai esternato il tuo disagio o il tuo ripensamento sui valori fondanti del PD. Che tu non abbia mai sentito il bisogno di discuterne con noi, mentre invece non hai avuto scrupoli nell'attaccare a testa bassa chi non la pensava come te su questioni non fondamentali, scatenando anche imbarazzanti battibecchi in aula. Certamente adesso dovrebbe essere piu' facile per te, visto che il gruppo IdV e' composto per lo meno attualmente di 2 persone: ma trovo che questo atteggiamento sia la mortificazione della politica e che ripercorra la strada ( ahime', gia' ampiamente battuta dal Presidente del Consiglio Berlusconi) della politica "personale". Ti auguro in ogni caso miglior fortuna. Claudia Livi 4 agosto 2010
Caro Giovanni,ammetto di essere rimasto turbato dalla tua decisione, dai tempi e dai modi che hai scelto; una scelta personale che non condivido ma che rispetto. Nell’augurarti buon lavoro in questa nuova fase di impegno politico, permettimi di svolgere alcune considerazioni, anche per chiarire certe mie prese di posizione.Ritengo che ‘andare avanti in ogni caso’ sia meno importante dell’obiettivo di affrontare i problemi che riteniamo importanti per la città, e di farlo come gruppo, sfruttando questa occasione per creare un laboratorio di idee sviluppate con metodo e soprattutto condivise. Lasciami dire che nel Gruppo PD ho sempre espresso le mie idee, accetto perplessità e contrasti da parte dei colleghi, nella convinzione che un lavoro di sintesi sia sempre migliore della somma delle parti e che se le distanze iniziali sono rilevanti, occorre discutere ancora, non ‘andare avanti in ogni caso’. Non mi sento stretto al suo interno, io che non provengo né dai DS né dalla Margherita: pensa che non avendo io frequentazioni pregresse, per molti colleghi non riuscirei nemmeno a dire quali appartenessero all’una o all’altra componente precedente. Nel Gruppo ci siamo sempre confrontati: nello specifico, e nel recente, ti ho espresso le mie perplessità sulla tua mozione onnicomprensiva sulla ciclabilità. Non credo che il tuo passaggio all’IDV me la farà considerare meno generica: mancando un passaggio intermedio del confronto nel nostro Gruppo, temo che il risultato finale dell’ ‘andare avanti in ogni caso’ sia esattamente lo stesso.Infine, una breve considerazione numerica: conti molto semplici mi dicono che, anche ad ammettere che tu avessi completo controllo sui quasi seicento voti di preferenza da te riportati, un loro travaso ex ante all’IDV non avrebbe fatto scattare il quorum di un secondo seggio al partito al quale hai aderito. Il turbamento a cui facevo riferimento all’inizio è legato ad una domanda: sapendo che il tuo seggio di consigliere comunale è riconducibile ai quasi settantamila voti espressi per il PD, questo cambio di casacca non ti crea qualche problema di coscienza nei confronti del voto liberamente espresso? Con la stima di sempre Giampiero M. Gallo Firenze, 4 agosto 2010
«Ci lascia non solo un uomo amato dalla città di Firenze ma anche un testimone delle persecuzioni nazifasciste, della deportazione e della Shoa. Una testimonianza che ha sempre espresso in modo toccante nei suoi incontri con i giovani». Lo ha detto la presidente della commissione pace Susanna Agostini per la morte di Mario Piccioli, presidente dell'Aned (Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti) di Firenze.«E' stato un personaggio straordinario – ha aggiunto - che ha vissuto con coraggio e con forza la più grande tragedia che l' umanità abbia mai visto. Continueremo con sempre maggiore determinazione, nel ricordo di persone come Mario, a portare avanti tra gli studenti della nostra città ogni azione per tenere viva la memoria sugli orrori della Shoah, perché le nuove generazioni tengano vivo il ricordo su una delle pagine più drammatiche della nostra storia».«Piccioli ci ha insegnato che se non si raccontasse o non ci fossero più persone alle quali raccontare, la memoria della propria storia si perderebbe e con essa il significato della realtà. Raccontare quel che è accaduto, ricordare ciò che accadde veramente è un dovere morale e civile. Al punto che non farlo è una grave colpa. Lo sterminio degli Ebrei in Europa non è solo una ferita indelebile ma rappresenta anche una crisi di civiltà sulla quale non cessiamo di interrogarci e intorno alla quale, col passare del tempo, cresce il problema della trasmissione della memoria. Anno dopo anno i diretti testimoni scompaiono e così a noi tocca un compito in più: nessun evento per quanto clamoroso può autoimporsi definitivamente per il solo fatto di essere accaduto; se non se ne cura la memoria, ascoltando anzitutto i testimoni, pian piano, esso rientra nella normalità».«Non solo cercano uno spazio coloro che negano l'esistenza stessa di eventi come Mauthausen – ha concluso la presidente della commissione pace – ma constatiamo purtroppo la presenza, anche tra noi, di indifferenti, di persone che non vogliono ricordare. Il primo obbligo che abbiamo oggi è dunque quello di ascoltare i testimoni e i superstiti. E Mario Piccioli ci ha insegnato questo dovere. Il dovere di proteggere e trasmettere la verità storica». (fn)
Gentile Presidente Bonaccorsi, qualche giorno fa , ho letto di alcune critiche dei lavoratori che avevano visto scomparire gli abbonamenti mensili dell’Ataf. La risposta fu che probabilmente c’erano stati dei problemi col call center, che sarebbero stati immediatamente risolti. Ho aspettato un po’ poi ho provato di persona ed è così che ho scoperto che non solo non esiste più l’abbonamento mensile per i lavoratori, ma che per avere quello annuale è necessaria una convenzione tra il datore di lavoro e Ataf. Allora le rivolgo alcune domande. La prima : “ Perché eliminare l’abbonamento mensile per il lavoratori? “Non sono d’accordo con questa scelta, perché penalizza l’anello più debole: il lavoratore precario che lavora magari 2 mesi usufruendo di una linea di bus, magari non lavora 3 mesi poi lavora 5 mesi da un’altra parte utilizzando altre linee. Per un precario è il colmo essere vittima della rigidità ! La seconda : “ Perché appesantire le procedure per l’abbonamento annuale ? “ Non sempre il datore di lavoro è disponibile anche se in via non onerosa a farsi carico di una questione che attiene al dipendente. E’ davvero un brutto esempio questo proprio quando ai servizi pubblici si chiede di sburocratizzare. La terza : “Cosa succederà il 1° agosto ? “Perché questa fretta nell’introdurre novità ?In questa incertezza di informazioni ? “ So che le sta a cuore l’Azienda , ho apprezzato la volontà di migliorare la flotta , ma in un periodo come questo l’attenzione alle esigenze dei lavoratori dovrebbero aumentare , non diminuire. Come utente dell’Ataf, come cittadino, come Consigliere Comunale dei maggioranza le chiedo di rivedere queste scelte penalizzanti e francamente incomprensibili" Stefania Collesei (Pd) Presidente commissione lavoro
Cordoglio per la scomparsa di Mario Piccioli, presidente dell’Aned di Firenze (Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti), è stato espresso dai consiglieri del gruppo PD. «Piccioli – hanno ricordato – fu deportato dall’8 marzo 1944, non ancora diciottenne, al campo di sterminio di Mauthausen, poi a Ebensee e Linz dove fu liberato il 5 maggio 1945. Ci ha lasciato una grande testimonianza di quel periodo nel suo libro “Da San Frediano a Mauthausen” e fino all’ultimo ha rivissuto la drammatica esperienza dei lager raccontandola a migliaia di studenti e giovani, nei ‘Viaggi della Memoria’, perché quella crudeltà non potesse più ripetersi». «Siamo riconoscenti – hanno concluso i consiglieri del PD - a persone come Mario Piccioli che fanno onore a Firenze e all’Italia. E condividiamo la scelta del sindaco Renzi di dedicare a lui la cerimonia dell’11 agosto per ricordare il 66° anniversario della Liberazione di Firenze».
Dalle parole del consigliere Fittante non emergono rilevanti questioni di merito e quindi non è comprensibile la natura di una tale operazione che certamente non può essere definita politica”. Così il capogruppo del Pd Francesco Bonifazi ha commentato l’uscita di Giovanni Fittante dal gruppo dei democratici per aderire all’Italia dei Valori. “Sicuramente è emerso con chiarezza dalle parole del fido onorevole Evangelisti, durante la conferenza stampa, che la vergognosa campagna acquisti va avanti ormai da tempo, facendo letteralmente carta straccia delle parole di Di Pietro sull’opportunità di fare un partito unico”. “Mi auguro che alcune dichiarazioni del consigliere Fittante sul Pd - ha concluso Francesco Bonifazi - apparse sull’Ansa, e conoscendolo mi stupirei le avesse veramente fatte, vengano smentite poiché non vere, ingenerose ed offensive nei confronti di un partito che a Firenze conta il 40% dei votanti”.
In data 2 agosto 2010 Giovanni Fittante ha comunicato il suo passaggio al Gruppo Consiliare IDV con una conferenza stampa e con una lettera indirizzata al Sindaco, al Vice sindaco, al gruppo PD e ai segretari cittadino, metropolitano e regionale del Partito Democratico. Questo il testo integrale della lettera di Giovanni Fittante:
Cari amici e colleghi, non essendoci stata la possibilità di parlarsi di persona a causa della pausa estiva, vi scrivo per informarvi che ho richiesto il passaggio dal Gruppo Consiliare del PD al Gruppo dell'Italia dei Valori. E' stata una decisione sofferta e complicata, ma ad un certo punto politicamente inevitabile. Rimane naturalmente il rapporto di stima e di amicizia con tutti quanti e, mi auguro, anche di collaborazione costruttiva e propositiva nell'interesse della città. Colgo l'occasione per augurarvi buone vacanze. Un caro saluto Giovanni Fittante P.s. Colgo l'occasione per esprimere un grazie a tutta la Segreteria del Gruppo per la fattiva collaborazione dimostrata.
Il capogruppo Pd Francesco Bonifazi si scaglia contro ‘la campagna acquisti’ dell’IdV.
“Metodi anacronistici. E’ questa l’etica della politica? Ciò che sembra emergere dalla ricostruzione di alcuni mezzi d’informazione, ma anche dal racconto degli stessi protagonisti, è gravissimo e scandaloso: i vertici nazionali di un partito, l’Idv, protagonisti di un vero e proprio tentativo di 'campagna acquisti' nei confronti di consiglieri comunali eletti in altre liste, quelle del Pd, per giunta loro alleate sia a livello locale che nazionale”. E'quanto afferma il capogruppo del Pd Francesco Bonifazi, commentando un articolo apparso su un quotidiano, che sembra far emergere un tentativo, da parte dell’Italia dei Valori, di attirare consiglieri del Pd all’interno del proprio gruppo consiliare. “In un momento in cui il Paese vive uno stato di crisi non solo economica ma politico istituzionale -sottolinea Bonifazi- uno dei nostri alleati, invece di impegnarsi nel proprio ruolo nazionale di opposizione, sembra interessato solo a indebolire il Pd riportando la memoria indietro nel tempo, a stagioni del passato caratterizzate da un trasformismo anacronistico ed immorale.
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Dopo un anno e mezzo di cassa integrazione, l’accordo, raggiunto dalle istituzioni e dalle organizzazioni sindacali con la Seves, consente la riapertura dell’azienda e la ripresa della produzione. “E’ un risultato importante – ha detto il capogruppo del Pd di Palazzo Vecchio Francesco Bonifazi - per Firenze, la Toscana e per i lavoratori della Seves che in questi mesi hanno fatto grandi sacrifici per salvare la storica azienda fiorentina. L’accordo prevede il mantenimento al lavoro di 103 persone su 147 e la costruzione del nuovo forno fusorio, grazie anche all’intervento finanziario della Fidi.” Secondo la presidente della commissione lavoro Stefania Collesei: “Per 44 persone inizierà un periodo di cassa integrazione a rotazione ed accordi per prepensionamenti. L’impegno delle istituzioni deve continuare: nessuno di questi lavoratori deve essere lasciato solo.” Entrambi gli esponenti del Pd esprimono soddisfazione: “Bene questo risultato raggiunto grazie anche all’impegno serio e costante della Regione Toscana, della Provincia di Firenze e del nostro Comune” (lb)
"Si sono di riuniti di nuovo stamani i lavoratori della Seves. Per la prima volta dopo tanti mesi emergono notizie incoraggianti, di cui voglio informare il Consiglio Comunale perché sia mantenuta viva l’attenzione a questa vicenda fino in fondo: fino alla positiva conclusione" ha detto la Consigliera Stefania Collesei che ha svolto nella seduta del Consiglio Comunale del 12 luglio una comunicazione sugli sviluppi della vertenza Seves.
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Quattordici sedute e 18 pratiche edilizie esaminate da novembre a maggio dalle quali non emergono sostanziali irregolarità nelle procedure. Si è conclusa con un parere favorevole unanime il lavoro di indagine interna alla commissione urbanistica (in base all’articolo 28 dello regolamento del consiglio) iniziata con l’apertura dell’inchiesta sui cantieri e Firenze. L’obiettivo era quello di raccogliere notizie, informazioni e documenti sia sui progetti in itinere di recupero di edifici progettati da soggetti coinvolti nell’inchiesta sui cantieri a Firenze, sia su atti già adottati dal consiglio comunale nel precedente mandato e non ancora passati al vaglio dell’attuale commissione: . “Come gruppo abbiamo fortemente voluto questa indagine – ha detto Bonifazi – . Il 28 ottobre il gruppo del Pd aveva infatti prodotto un documento interno in cui si ribadiva l’importanza dell’etica politica. Con un fatto importante: quello di non incorrere più in rischi di eventuali conflitti di interesse: il Pd deve improntare la propria azione politica informandola, in primo luogo,al principio di trasparenza”.
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