università

Ultimi in Europa per la qualità degli atenei. Le proposte per riscattarci.
L’università si può riformare ma si deve poter spendere meglio non meno, con finanziamenti alla ricerca e autonomia per gli atenei. Anche perché l'Italia è già all'ultimo posto tra i paesi Ocse per investimenti: all'università è destinato lo 0,9% del Pil e per la ricerca l'1%. E siamo ultimi anche per quota di laureati. Come se non bastasse il rapporto docenti-studenti è il più basso e gli stipendi dei docenti italiani sono tra i più bassi d'Europa. Anche il confronto su servizi e alloggi è impietoso, così da bloccare i trasferimenti degli studenti più poveri lontano dal proprio comune. Per questo Fioroni assieme al segretario Dario Franceschini ha presentato 8 proposte basate sulle 4 R di risorse, responsabilità, rigore e razionalizzazione. Le proposte: 
- 10.000 borse di studio da 10.000 euro l'una per i neo-diplomati più meritevoli provenienti da famiglie non abbienti.
- Defiscalizzazione per 5 anni delle assunzioni di dottori di ricerca sia nel settore privato che in quello pubblico.
- Estendere il sistema del diritto allo studio universitario al dottorato di ricerca.
- Avviamento immediato dell’Agenzia nazionale per la valutazione.
- Legare sempre più le risorse alle valutazioni sugli atenei.
- Costituzione di un'Agenzia nazionale indipendente per il finanziamento alla ricerca pubblica cui affidare l'assegnazione di tutti i finanziamenti.
- Promuovere l'autonomia degli atenei fissando per legge solo i criteri generali cui gli statuti devono attenersi.
- Una nuova politica "del reclutamento" per ridurre la precarietà dei ricercatori, distinguere reclutamento e carriera e stabilire un ruolo unico della docenza.

 
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