Richiesta informativa urgente del Governo sulla morte di due militari appartenenti al contingente italiano impegnato in Afghanistan

L'intervento a Montecitorio di Rosa Villecco Calipari (PD)

Signor Presidente, c'è sicuramente un sentire condiviso da tutti in quest'Aula quando lei, signor Ministro, riferisce su eventi drammatici come quello accaduto ieri ad Herat. Vi sono il dolore per i caduti e la solidarietà per loro famiglie, anche per quelle della vittima afgana. Vi sono l'auspicio di una pronta guarigione per il capitano Federica Luciani e il profondo rispetto per i nostri militari che affrontano i rischi di un teatro di guerra come l'Afghanistan. Il maresciallo Mauro Gigli e il caporalmaggiore Pierdavide De Cillis erano considerati tra i più esperti artificieri italiani, equipaggiati, come tutti coloro che affrontano il rischio quotidiano in quei luoghi, da due strumenti: la perizia e il coraggio. Tuttavia, pur consapevoli del grande valore dei nostri militari, ci chiediamo se questo può essere sufficiente. Nel momento del cordoglio e del dolore è lungi da me e dal Partito Democratico ogni spirito di polemica o volontà di strumentalizzare situazioni così drammatiche. Ma affinché queste informative - che purtroppo nell'ultimo anno sono aumentate - non diventino un fatto burocratico a noi spetta l'analisi lucida degli eventi proprio perché l'assunzione di responsabilità politica ce lo impone.
Signor Ministro, pur avendo convintamente votato la scorsa settimana il provvedimento in materia di rifinanziamento delle missioni internazionali, ci corre l'obbligo oggi, proprio in onore di Gigli e di De Cillis e di tutti gli altri 27 caduti in Afghanistan dall'inizio della missione, di evidenziare alcuni elementi di criticità, giacché sul fronte afgano-pakistano si uccide e si muore come mai in questi nove anni di un conflitto apparentemente interminabile. Si tratta di interrogativi come il confine sempre più indistinto tra la missione ISAF e la missione Enduring freedom, che ha presupposti giuridici, finalità e mandato del tutto differenti, mai discussi fino in fondo in Parlamento, mentre è evidente il permanere di una diversità di fondo dei loro obiettivi. Inoltre, vi è la scarsità delle informazioni che filtrano attraverso i mezzi di comunicazione che non consentono di chiarire fino in fondo la natura delle operazioni all'origine degli scontri a fuoco e quanto il ripetersi di tali episodi sia utile all'obiettivo principale della presenza italiana in Afghanistan che rimane quello della stabilizzazione del Paese. Si tratta di interrogativi che si aggiungono a quelli che già c'eravamo posti. Si è di fronte ad una situazione alla quale occorre prestare la massima attenzione. Le stesse informative dei nostri servizi di intelligence delineano un quadro della sicurezza molto problematico per i nostri militari, anche con l'indicazione dei pericoli che per troppo tempo si sono verificati.
Queste situazioni mi costringono a richiamare l'attenzione del Parlamento e del Governo ancora una volta soprattutto sulla necessità di uscire dalla strettoia della decretazione d'urgenza su una materia così impegnativa come la cooperazione internazionale e le nostre missioni militari all'estero, che richiede, quindi, anche una accelerazione come quella della legge-quadro già all'esame delle competenti Commissioni della Camera.
La situazione afgana ci pone interrogativi profondi, cui è necessario fornire una risposta che va ben aldilà delle operazioni militari, ma implica una riflessione strategica sul futuro della missione afgana e sul ruolo che l'Italia vuole ricoprire all'interno della stessa Unione europea e delle alleanze di cui facciamo parte. Inoltre, la scarsità di informazioni sulla situazione complessiva afgana non consente di valutare fino in fondo la coerenza tra obiettivi, mezzi militari e misure di cooperazione civile. Queste ultime, peraltro, anche nell'ultimo decreto-legge risultano essere sempre più scarse.
Infine, signor Ministro, me lo consenta: i tagli al bilancio della Difesa hanno e avranno effetti molto gravi. L'Esercito così come la Marina e l'Aeronautica sono stati sconfitti dalle grandi manovre finanziarie di Tremonti.
I tagli apportati oggi, che vanno ad aggiungersi al miliardo e mezzo precedente, incideranno ancora pesantemente sull'addestramento, sulla manutenzione dei mezzi e sulla formazione, mettendo a rischio funzionalità, efficienza e sicurezza del personale militare.
Onorare i nostri caduti significa anche questo, signor Ministro: coerenza nell'azione di sostegno alle nostre Forze armate, per non scadere nella pura e sterile retorica.

 
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