8 MARZO 2010: LE DONNE E IL LAVORO
Nella seduta del Consiglio Comunale dell'8 marzo la consigliera Stefania Collesei ha illustrato la comunicazione avente ad oggetto "8 marzo 2010: donne e lavoro" proposta collettivamente da tutte le consigliere comunali di Firenze. Ecco il testo della comunicazione:
"Nella giornata dell'8 marzo, le donne del Consiglio Comunale, dei diversi schieramenti hanno deciso, insieme, di fare una comunicazione collettiva. Allo scopo di invitare tutti ad una riflessione.Perché per molti la festa della donna è vissuta all'insegna del consumismo come se non ci fossero più dei diritti da affermare...
Ma quanto in realtà dei principi costituzionali sulla parità, sulle pari opportunità ,è stato effettivamente realizzato? A giudicare dalla rappresentanza in questo Consiglio Comunale appare evidente che c’è molta strada ancora da fare: su 47 consiglieri solo 10 siamo donne, alcuni partiti si mostrano più virtuosi di altri, ma ancora siamo molto lontani da una adeguata rappresentanza di genere e le cose non vanno meglio nell’economia , nell’università. In questo periodo di crisi economica la situazione si fa ancora più pesante con riflessi evidenti sulla occupazione femminile. Gli obiettivi fissati a Lisbona indicavano la necessità di raggiungere un tasso di occupazione femminile del 60% nel 2010. L’obiettivo non solo non è stato raggiunto, ma rischia di allontanarsi ulteriormente proprio a causa della crisi. Nella recente indagine dell’IRPET si rilevava una perdita di 45.000 posti di lavoro in Toscana di cui oltre 5.000 a Firenze. Andando a vedere dentro si evidenzia uno scarto del 19 % tra lavoro maschile e quello femminile. La situazione è fonte di preoccupazione , riguarda la diminuzione della quantità delle donne lavoratrici, ma anche l’abbassamento della qualità del lavoro. Preoccupa la bassa occupazione femminile e la bassa natalità. I sondaggi ci dicono che il 40% delle donne inattive vorrebbe lavorare , il 40% è veramente tanto, sono tante le donne che rimangono indietro ! Le donne in età fertile dichiarano in larga maggioranza che desidererebbero avere almeno 2 figli. Perché questi desideri non si realizzano? Gli ostacoli più forti sono il costo dei figli e la difficoltà di conciliazione. Ma i problemi per le donne non finiscono qui: alla maggiore difficoltà di trovare lavoro si aggiunge quella di conservarlo. Secondo uno studio commissionato dal Corriere Economia più di una donna su 4 in Italia lascia il lavoro dopo aver avuto un figlio. Curare un figlio e lavorare come prima, con la carenza di un contesto sociale che riconosca e sostenga il valore di ogni nuova nascita con servizi,orari adeguati, cultura, è una quadratura difficile da raggiungere , e questo soprattutto per chi riceve stipendi più bassi. Le difficoltà sono tantissime anche a carico delle single con o senza figli e la situazione si fa ancora più drammatica nel trovare e conservare il lavoro da parte delle donne straniere. Le statistiche stilate dall’Osservatorio di MeglioMilano dicono che a parità di qualifica, un’impiegata guadagna il 34 % in meno rispetto ad un collega maschio. Ma se a parità di lavoro e di livello di istruzione la donna è pagata meno, è chiaro che per la famiglia diventi conveniente che sia l’uomo a lavorare e non la donna. La già citata inchiesta del Corriere Economia dimostra che sostenendo le mamme che lavorano con adeguate misure , il Prodotto Interno Lordo potrebbe salire dello 0,3 %.
Sarebbe un successo: migliorare il Pil attraverso una misura di equità! E’ un ennesimo esempio di come un sistema di garanzie , di tutela dei diritti e di coesione sociale possa produrre contestualmente anche ricchezza.
E’ importante assumere la mentalità che ogni azione possa essere declinata secondo quelle che sono le differenze di genere.
Concludendo :
Se le donne sono meno occupate degli uomini
Se le donne che lavorano guadagnano meno degli uomini
Se la riduzione dell’ investimento pubblico sui diritti sociali si scarica sulla famiglia e il peso maggiore ricade sulle donne
Se le donne faticano a ricoprire ruoli di prestigio all’interno di aziende, pubbliche amministrazioni, istituzioni
Allora vuol dire che l’8 marzo non è la festa dei fiorai , ma un momento importante per riflettere sul percorso di emancipazione femminile , utile alle donne , ma più ancora all’intera società.
Quanto prima tutti ne prenderanno consapevolezza, quanto prima tutti ne potranno beneficiare.
Comunicazione: "8 marzo 2010: le donne e il lavoro". Proponenti: Stefania Collesei, Francesca Chiavacci, Bianca Maria Giocoli, Ornella De Zordo, Susanna Agostini,Tea Albini, Federica Giuliani, Claudia Livi,Titta Meucci, Cecilia Pezza.
Sarebbe un successo: migliorare il Pil attraverso una misura di equità! E’ un ennesimo esempio di come un sistema di garanzie , di tutela dei diritti e di coesione sociale possa produrre contestualmente anche ricchezza.
E’ importante assumere la mentalità che ogni azione possa essere declinata secondo quelle che sono le differenze di genere.
Concludendo :
Se le donne sono meno occupate degli uomini
Se le donne che lavorano guadagnano meno degli uomini
Se la riduzione dell’ investimento pubblico sui diritti sociali si scarica sulla famiglia e il peso maggiore ricade sulle donne
Se le donne faticano a ricoprire ruoli di prestigio all’interno di aziende, pubbliche amministrazioni, istituzioni
Allora vuol dire che l’8 marzo non è la festa dei fiorai , ma un momento importante per riflettere sul percorso di emancipazione femminile , utile alle donne , ma più ancora all’intera società.
Quanto prima tutti ne prenderanno consapevolezza, quanto prima tutti ne potranno beneficiare.
Comunicazione: "8 marzo 2010: le donne e il lavoro". Proponenti: Stefania Collesei, Francesca Chiavacci, Bianca Maria Giocoli, Ornella De Zordo, Susanna Agostini,Tea Albini, Federica Giuliani, Claudia Livi,Titta Meucci, Cecilia Pezza.